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La (non) posizione dell'Italia rispetto al mandato di cattura emesso dalla Corte Penale Internazionale (CPI) nei confronti di Benjamin Netanyahu può non sorprendere, data la storica ambiguità del nostro paese e l'incapacità istituzionale di assumere una posizione netta e chiara nelle crisi internazionali. Ma il fatto che anche la Germania abbia fatto retromarcia sulla possibilità di arrestare il Primo Ministro Israeliano, dopo un formale iniziale assenso, è la riprova che il tanto decantato Diritto Internazionale, alla fine della favola, si piega sempre alle politiche realiste volte a preservare l'interesse nazionale. In questo caso il rischio di perdere il favore degli Stati Uniti.
L'American Service Members Protection Act (ASPA), promulgata nel 2002, protegge il personale militare statunitense dalla CPI. Esprime lo scetticismo degli Stati Uniti verso la CPI e simili organismi, criticati per esercitare giurisdizione sui cittadini americani senza il consenso del Congresso. L'ASPA vieta alle agenzie statunitensi di collaborare con la CPI in indagini, arresti o estradizioni e consente la sospensione dell'assistenza militare ai paesi membri della CPI, salvo accordi che garantiscano l'immunità dei cittadini americani (es. accordi ex articolo 98).
