/
Nei giorni scorsi si è scatenata l'ennesima polemica su un politico italiano che non sapeva quanto costa un chilo di pane: ed ecco gli insulti, «abbiamo una classe dirigente che vive fuori dal mondo», e, ancora, «ci governano persone che sono staccate dalla realtà». Ora, però, in tutta sincerità: voi sapete veramente che un chilo di pane costa 4-5 euro, un litro di latte 1,60-2 euro, un etto di prosciutto cotto o crudo 3-4 euro, un chilo di parmigiano reggiano 15-20 euro? Non ci credo.
In primis, perché gli acquisti al dettaglio, ormai, sono sempre più una rarità, si fa la spesa al supermercato oppure sui siti online dei retailer, si comprano più o meno sempre le stesse cose, e si guarda al totale («cavoli, sta settimana abbiamo speso 150 euro») senza sapere esattamente il prezzo di ogni cosa.
In secondo luogo perché l'approccio, diciamo così, culturale ai consumi è proprio cambiato: un tempo, penso alla mia mamma, si ragionava sulla opportunità o meno di fare ogni singolo acquisto in base ai costi, al momento, alla reale necessità.
Adesso, invece, se manca una cosa la si compra, un po' a prescindere e senza troppe elucubrazioni. Con una attitudine al risparmio, alla accumulazione, che viene sempre più a mancare, probabilmente perché tante persone, a differenza di un tempo, hanno un lavoro dipendente, uno stipendio assicurato, una pensione certa, una discreta serenità economica.
