La giudice del processo contro Donald Trump per i tentativi di ribaltare i risultati delle elezioni del 2020 ha accolto la richiesta del procuratore speciale Jack Smith di archiviare il procedimento.
La giudice Tanya Chutkan ha condiviso la mozione di Smith basata su una politica adottata più di 50 anni fa dal Dipartimento di Giustizia, consistente nel non perseguire un presidente in carica e applicata a questa situazione "senza precedenti".
Con la rielezione alla Casa Bianca, Trump vede risolti anche tutti, o quasi, i suoi guai giudiziari. Smith ha infatti chiesto ai rispettivi giudici di archiviare i due processi federali pendenti per l'assalto al Capitol del 6 gennaio 2021 e le carte segrete conservate a Mar-a-Lago, riconoscendo che la politica del dipartimento di giustizia proibisce di perseguire un presidente in carica, dato che non ci sarebbe il tempo per un dibattimento prima dell' insediamento del tycoon il prossimo 20 gennaio.
"Tale divieto è categorico e non dipende dalla gravità dei crimini contestati, dalla forza delle prove del governo o dai meriti dell'accusa, che il governo sostiene pienamente", scrive Smith. "Sulla base dell'interpretazione della costituzione da parte del Dipartimento, il governo chiede l'archiviazione senza pregiudizio degli atti d'accusa", prosegue. Se i giudici accogliessero le istanze così come sono, cioè "senza pregiudizio", lascerebbero aperta la possibilità che i procuratori possano nuovamente incriminare Trump una volta che lascerà la Casa Bianca dopo il suo secondo mandato. Ma, secondo gli esperti legali, è possibile che il tycoon, una volta in carica, provi a fare qualcosa che non è mai stato testato prima: graziare sé stesso per escludere il rischio di un pericolo legale in futuro. E probabilmente anche i suoi co-imputati, per i quali il processo resta in piedi.
