Dalla norma sulle "gravi ragioni di convenienza" per i magistrati ai poteri di impulso e al coordinamento sulle indagini che rientrano nel perimetro della sicurezza nazionale cibernetica, affidate alla Procura nazionale antimafia.

Il nuovo 'decreto cyber' che approderà nelle prossime ore in Cdm conterrà una serie di provvedimenti, diversi tra loro, pronti a far discutere sia toghe che politici.

Secondo la bozza del documento, all'articolo 4 del decreto viene introdotta una nuova tipologia di illecito disciplinare per i magistrati, che si verificherebbe quando c'è "la consapevole inosservanza del dovere di astensione nei casi in cui è espressamente previsto dalla legge l'obbligo di astenersi o quando sussistono gravi ragioni di convenienza".

In caso di azione disciplinare del ministro, come da prassi, spetterebbe poi alla sezione disciplinare del Csm decidere se infliggere una sanzione. L'introduzione del concetto ampio di "gravi ragioni di convenienza" - secondo fonti dell'esecutivo - fa seguito, tra le altre considerazioni, ad un'interpretazione già manifestata dalla maggioranza secondo cui il ministro debba avere la facoltà di promuovere azioni disciplinari quando un magistrato, che si occupa di determinate norme ed argomenti, prende posizioni pubbliche su quegli stessi temi. Il provvedimento ha già creato polemiche tra diverse correnti delle toghe, che temono una 'legge bavaglio' per i magistrati e hanno innanzitutto sollevato dubbi sull'urgenza di inserirlo in un decreto legge.