La provenienza è tutto, o quasi. Un’affermazione che circola spesso nel mondo dell’arte, e delle aste in particolare, a garanzia del valore di un’opera. La sottolineatura dell’illustre pedigree quanto a origine e proprietari di un oggetto assume una valenza esponenziale nel mondo degli arredi d’epoca. Un settore da anni in difficoltà, per cambiamento del gusto e delle mode, che però oggi consente ai più accorti di avvicinarsi a mobili di pregio a prezzi anche 10 volte inferiori a quelli di un artista contemporaneo di grido. Per dare una scossa a questo comparto un po’ sonnacchioso, le major premono l’acceleratore su campagne di marketing incentrate con enfasi sul prestigio dei venditori.

L’ultima riguarda la collezione che Sotheby’s propone a Parigi il 26 e il 27 novembre definendola «la vendita più importante di arti decorative italiane dai tempi dell’asta di Palazzo Borghese nel 1892». Si tratta della raccolta realizzata nell’arco di oltre 30 anni dal collezionista e imprenditore vitivinicolo piemontese Gianni Giordano. Un nome non certo noto come molti altri altisonanti, dai Rockefeller ai Getty fino all’emiro del Qatar al-Thani, solo per fare qualche esempio, ma che dietro a una cortina di riservatezza ha saputo costruire negli anni una wunderkammer di pezzi scelti e di valore effettivamente museale. Se fino a poco tempo fa questi tesori erano conosciuti solo dai pochi fortunati che li avevano ammirati nella sua villa sulle colline delle Langhe, ora una parte diventerà di dominio pubblico con proposte a stime prudenti, in grado di favorire il gioco dei rilanci.