Laura Santi è dunque la prima cittadina umbra, e la nona persona in Italia, a ottenere il via libera per l'accesso alla morte volontaria assistita. Prima di lei avevano ricevuto il via libera Federico Carboni (nelle Marche), la signora 'Gloria' (in Veneto) e 'Anna' (in Friuli Venezia Giulia) che in seguito hanno proceduto con l'autosomministrazione del farmaco letale. Mentre Stefano Gheller (in Veneto), dopo aver ricevuto la relazione finale con la conferma dei requisiti previsti dalla Consulta, scelse di non procedere con l'aiuto alla morte volontaria, è successivamente deceduto a causa della malattia, e 'Antonio' (sempre nelle Marche) che ha ottenuto il 'semaforo verde' e ha poi deciso di voler continuare a vivere.
Suicidio assistito, l’inerzia del Parlamento e la supplenza della Corte Costituzionale
Laura Santi per ottenere il rispetto della sua volontà e l'applicazione delle due sentenze della Consulta ha dovuto rivolgersi alla giustizia civile e penale, depositando le denunce contro la Usl Umbria e partecipando sempre alle udienze in Tribunale. «Sono anni che lotto per difendere la libertà di scelta alla fine della vita - dichiara Laura Santi - Una battaglia che porto avanti, per me e per tutte le persone che si trovano e si troveranno in situazioni simili, da molto prima che la mia malattia si aggravasse e mi rendesse completamente tetraplegica, preda di dolori, spasmi e sofferenze quotidiane. Ora sono felice di sentirmi veramente libera di scegliere. I tempi di risposta del Servizio Sanitario Regionale, così come sono ora, sono intollerabili perché aggiungono sofferenza a sofferenza. Per questo, se ci fosse stata una legge regionale che stabilisce tempi certi di verifica, avrei evitato circa due anni di attesa. Mi auguro che il prossimo Consiglio regionale voglia finalmente discutere e approvare la legge 'Liberi Subito', come chiediamo insieme all'Associazione Luca Coscioni da 2 anni».
