Giampaolo Amato, oculista stimato, ex medico della Virtus Pallacanestro, professionista molto conosciuto in città, è colpevole di aver ucciso la moglie, Isabella Linsalata, ginecologa di 62 anni, e la suocera, Giulia Tateo, 85 anni.

Dopo sei ore di camera di consiglio ha deciso così la Corte d'Assise di Bologna, presieduta dal giudice Pier Luigi Di Bari, condannando il 65enne all'ergastolo per i due omicidi, al termine di un processo durato sette mesi, con decine e decine di testimoni, quasi tutti medici o avvocati, figli della 'Bologna bene'.

"Una storia orribile, di gente perbene", come l'ha definita la procuratrice aggiunta Morena Plazzi, all'inizio della sua requisitoria. Giampaolo Amato, che prima dell'indagine e dell'arresto, aveva una famiglia stile 'Mulino bianco', come ha detto anche la figlia Anna Chiara (la sua testimonianza e quella del fratello sono state tra i momenti più delicati del processo), e allo stesso tempo faceva promesse mai mantenute alla donna con cui da anni aveva una relazione extraconiugale, non ha convinto i giudici popolari della sua innocenza. Sempre presente in aula, molto sicuro di sé, le sue parole però, non solo durante l'interrogatorio, ma anche nel corso delle numerose dichiarazioni spontanee rilasciate in aula, non hanno fatto breccia.