Il Gabinetto di sicurezza di Israele ha aggiornato gli obiettivi della guerra a Gaza, aggiungendo alla lista anche quello di riportare in sicurezza nelle loro case i circa 60 mila israeliani residenti del nord del Paese, vicino al confine con il Libano, sfollati dopo il 7 ottobre per via della minaccia dei razzi di Hezbollah.

Finora, gli obiettivi di guerra ufficiali erano tre: l’eliminazione delle capacità militari e di governo di Hamas, il ritorno a casa di tutti gli ostaggi e la garanzia che Gaza non costituisse più una minaccia per Israele. Ora si aggiunge anche la volontà di neutralizzare le milizie sciite libanesi, alleate di Hamas e finanziate dall’Iran.

Il premier Benjamin Netanyahu lo ha scritto su X, aggiungendo che “Israele continuerà ad agire per realizzare questo obiettivo”. Un’escalation che rende la prospettiva di un conflitto su vasta scala con Hezbollah in Libano più vicino che mai.

La mossa arriva mentre nel Paese è in missione l’inviato speciale degli Stati Uniti Amos Hochstein, spedito da Joe Biden nel tentativo di raggiungere una soluzione diplomatica che eviti una guerra regionale. Hochstein ieri ha incontrato sia il premier che il ministro della Difesa Yoav Gallant: entrambi hanno ribadito che un’operazione militare contro Hezbollah, mirata ad allontanare le milizie sciite dal confine e rendere più sicuri gli insediamenti a nord, per Tel Aviv è diventata una questione di sicurezza.