«Il M5S è un metodo e un'idea prima di un collocamento politico, e penso che soprattutto Appendino possa essere una figura chiave per sciogliere questo folle nodo che si è creato nella diatriba tra il fondatore e il garante del Movimento», dice a Radio Cusano Danilo Toninelli, ex ministro e deputato per due legislatura, ancora molto ascoltato nel mondo 5 Stelle. L'intervista a Repubblica della già sindaca di Torino e oggi vicepresidente del M5S non è passata inosservata nel partito. Quel suo «il Movimento non è né di Beppe Grillo né di Giuseppe Conte» può essere infatti letto come un posizionamento di mediazione tra due posizioni che oggi appaiono inconciliabili; ma anche come un voler andare oltre a due personalismi che stanno facendo implodere le 5 Stelle.
In un dibattito interno polarizzato dalle uscite durissime l'uno contro l'altro tra Grillo e Conte, nelle ultime ore sono emerse le voci di Appendino e di un'altra ex sindaca, ma di Roma, Virginia Raggi. Una concomitanza sospetta, per qualcuno, come si stesse creando un'alternativa alla guida del partito, capace al contempo di placare le ire del comico genovese. Anche perché il rapporto tra le due è ottimo. In realtà non ci sarebbe alcun collegamento, pura casualità. Raggi è sempre stata più o meno apertamente contraria al disegno contiano di un partito di area progressista, sposando invece l'integralismo (per così dire, visto che fu uno dei sostenitori del governo gialloverde e poi di quello di Mario Draghi) di Grillo. Mentre Appendino è organica al "partito di Conte", anche se non acritica, ad esempio come quando nel suo colloquio ha fatto riferimento al bisogno di «maggiore collegialità» alla guida del Movimento. «Sento parlare di "ritorno alle origini", ma cosa vuol dire? Noi abbiamo il dovere morale di guardare avanti», ha poi aggiunto Appendino in una diretta social, frasi che sembravano una risposta proprio a Raggi.






