Turni massacranti, anche da 11-12 ore al giorno. Nessun riposo settimanale per almeno due mesi consecutivi, se non tre. Il tutto per una media di paga inferiore ai sei euro l’ora (5,60 euro di media) con picchi minimi di appena 4,4 euro netti l’ora.
Stiamo parlando del lavoro stagionale in una delle principali mete estive, la riviera romagnola, dove il salario minimo sembra ancora una chimera. Hotel, ristoranti, stabilimenti balneari. Ogni anno in Italia il grido dei datori di lavoro arriva disperato già da febbraio: “Mancano lavoratori”. E ogni anno la causa cambia capro espiatorio: prima fu l’abolizione dei voucher, quindi l’introduzione del reddito di cittadinanza che, di fatto, rendeva poco attrattivo un lavoro con molti oneri e poche garanzie. E quest’anno? Nonostante il sussidio sia stato cancellato con non pochi proclami dal governo Meloni, le lamentele non sono cambiate. Questa volta la principale accusa, spiegano dalla Filcams-Cgil di Rimini, è quella mossa contro l’impossibilità di assumere giovanissimi (tra i 16 e i 18 anni) con un contratto di apprendistato professionalizzante a meno che non provengano da percorsi di studio inerenti al settore. Tradotto, possono lavorare a un basso costo per il datore di lavoro solo i minorenni che frequentano istituti alberghieri.
