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Donald Trump, come Silvio Berlusconi, ha saputo rivolgere a suo estremo vantaggio un momento di estrema difficoltà. Ricordate? Al Cavaliere tirarono un souvenir del Duomo di Milano; in America, dove quei souvenir non si trovano ma è possibile comprare pistole al supermarket, ecco che The Donald si è beccato una sventagliata di pallottole tirata da un attentatore 20enne, tale Thomas Matthew Crooks, con un fucile da guerra quale l'AR-15.
La differenza è in due particolari: il primo, certo, è l'arma; il secondo è l'uso dell'occasione. Mentre Berlusconi si issò sul predellino della sua auto mostrandosi col volto insanguinato alla folla, muto sudario di sé stesso, l'ex presidente Usa si è alzato circondato dalle sue guardie del corpo e ha agitato il pugno urlando: «Fight! Fight!», combattete! La folla ha reagito ruggendo “Usa, Usa”, inneggiando all'amor di Patria e dunque all'uomo che in quel momento ha mostrato di avere i cabasisi quadrati (per quanto egli si fosse rialzato dopo che i suoi gorilla e gli agenti dei servizi segreti yankee avevano segnalato che Crooks era shot down, morto sparato). Il genio – anche politico - è questo: fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocità d'esecuzione.
