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L'atroce fine di Satnam Singh ha riacceso il dibattito e le polemiche sullo sfruttamento dei lavoratori (quasi sempre stranieri) in agricoltura. Si sono dunque riaccesi i riflettori mediatici sul fenomeno del Caporalato e sulle disumane condizioni in cui devono vivere gli immigrati. Le cifre di una delle ultime rilevazioni raccontano tutto. Nella provincia di Latina, a esempio, vivono circa 30mila immigrati asiatici, tra regolari e irregolari, in gran parte indiani di etnia sikh, la maggiore comunità in Italia.
Tra i 15 e i 18mila lavorano nei campi. Gli sfruttati sarebbero tra 5 e 8mila. E con loro anche africani, circa 500. Sono richiedenti asilo ospiti dei Cas, che gli imprenditori pagano meno, perché «avete già vitto e alloggio». Così fanno concorrenza ai sikh, costringendoli ad accettare condizioni da schiavitù. Il caporalato ha origine antiche in Italia che finora nessuno è riuscito a contrastare efficacemente, anche se chi fa oggi opposizione non ricorda cosa sia successo nel recentissimo passato. Ben 18 suicidi in sei anni tra i braccianti indiani, sempre nella stessa zona. Uno degli ultimi in pieno lockdown.
Si chiamava Joban Singh, 25 anni. Lavorava in nero per 500 euro al mese. Era senza permesso di soggiorno. Quando viene a sapere della possibilità di regolarizzazione intravede una luce di speranza. Ma nessuno lo vuole mettere in regola. Così nella notte del 6 giugno 2020 si impicca ad una trave di casa. Ma nell'Agro Pontino, sempre tra gli immigrati, ci sono stati anche 15 morti sul lavoro nella seconda parte del 2022, compresi quelli travolti mentre in bicicletta rientrano la sera dai campi. Sempre che l'incidente non nasconda altro, per esempio una morte nei campi. Col corpo gettato sul ciglio di una strada, come accertato in alcune inchieste, dopo essere caduto da una serra o schiacciato da un trattore. Storie simili a quella di Satnam Singh, ma meno conosciute.
