Ha camminato sospeso nel vuoto. Un puntino piccolissimo, immerso nel blu del mare, nell’azzurro del cielo. Sfumature che parevano lì solo per esaltare l’immenso sforzo dell’uomo contro i limiti della natura. Si può camminare su un filo appeso ad oltre 200 metri da altezza dal livello del mare per 3,5 km su una fettuccia larga, ma sarebbe meglio dire stretta, 1,9 cm?
Jaan Roose, lo slackliner estone di 32 anni, può. E poco importa se a meno di cento metri dal record del mondo è caduto. Per 3,4 km l’ha fatto. Lasciando i messinesi sbigottiti.
Lo hanno guardato tutti. Mento in alto e mente incredula. “Secondo me, cade”, ha scritto più di qualcuno sui social. Mentre qualcun altro chiedeva: “Ma una granita al Bar del Sud, bello sittato, no?”. Roose non era seduto e non mangiava granita. Sostava da settimane nello Stretto assieme a tutto lo staff della Redbull che ha abitato ristoranti, alberghi e bar della zona, mettendo in fibrillazione tutta la popolazione: “La vera impresa è trovare una giornata senza vento”, ha scherzato qualcuno.
E pareva davvero impossibile. Di giorno in giorno, si spostava la fatidica data di questo attraversamento che da queste parti, quelle del confine tra due regioni, separate dal mare, è il simbolo principe di una scelta: Scilla o Cariddi? Restare o andare via?
