Giovanni Toti non è un cittadino come tutti gli altri. La decisione del tribunale di mantenerlo agli arresti domiciliari “è stata raggiunta considerando soltanto il rapporto tra gravità dei fatti e esigenze di cautela, aspetti interni alla procedura, senza considerare altri aspetti“. Quali? “Il buon andamento della pubblica amministrazione, che richiede di assicurare la continuità dell’azione amministrativa; l’investitura popolare, che impone di considerare il rispetto delle scelte compiute dall’elettorato; lo ius in officio di terzi che hanno una situazione giuridica attiva a mantenere l’ufficio”. A scriverlo è l’ex giudice della Corte costituzionale e professore emerito della Normale di Pisa Sabino Cassese, chiamato a firmare un parere di 9 pagine depositato dalla difesa del presidente della Regione Liguria, accusato di corruzione. Vale la pena sottolineare che – rendendo esplicito ciò che è implicito nella consulenza – gli elementi che secondo l’ex giudice dovrebbero essere vagliati nel caso di Toti, non entrerebbero nel ragionamento di nessun altro cittadino che non avesse lo “scudo” di essere un politico.
Il parere di Cassese è stato allegato al ricorso al Tribunale del Riesame discusso lunedì. Toti ha chiesto la revoca dei domiciliari, divieto di dimora a Genova, obbligo di dimora ad Ameglia (il paese di residenza) o cancellazione del divieto assoluto di comunicazione. Per la procura, invece, il governatore deve rimanere ai domiciliari perché esiste un pericolo di reiterazione del reato e perché ci sarebbe la possibilità per Toti di intervenire tramite la sua influenza, anche se sospeso. Una prima istanza era stata respinta dalla giudice Paola Faggioni. La decisione del Riesame è attesa nelle prossime ore.
