di Tito Borsa

Prosegue imperterrita la beatificazione del pregiudicato Silvio Berlusconi. Ci stavano già provando quando il reo era vivo, raccontandolo come l’unico moderato all’interno del centrodestra, ma a un anno dalla morte l’opera di revisionismo ha molti meno ostacoli.

Qualche settimana fa aveva scatenato qualche sparuta polemica l’idea di un francobollo commemorativo, ora invece sembra cosa fatta l’intitolazione al pregiudicato dell’aeroporto di Milano Malpensa. Una vicenda assurda, paradossale: intitolare un aeroporto a un condannato per frode fiscale che ha pagato per anni Cosa Nostra, che ha sdoganato qualunque cosa in politica, che ha allontanato i giornalisti scomodi dalla Rai, che ha provato a comprare chiunque gli ostacolasse il cammino.

L’opera di beatificazione era già iniziata con Berlusconi vivo. La sua candidatura al Quirinale nel 2022, che sarebbe stata una divertente barzelletta in qualunque Paese civile, era stata presa con grande serietà. Lo storytelling che lo vedeva come un simpatico nonnetto talvolta un po’ svampito aveva completamente cancellato il “Caimano” che, per citare Daniele Luttazzi, trattava il codice penale come una lista di opzioni. Siamo un Paese senza memoria.