Secondo un recente rapporto di Amnesty International, le autorità del Kurdistan iracheno negano alle vittime di femminicidio e alle sopravvissute a stupri, pestaggi e altre torture l’accesso alla giustizia e ostacolano coloro che cercano salvezza nei quattro rifugi gestiti dalle istituzioni.
In assenza di dati completi, funzionari del governo regionale hanno dichiarato che tra il 2022 e il 2023 sono stati commessi 74 femminicidi. Nel 2022 la Direzione per il contrasto alla violenza contro le donne e la famiglia ha ricevuto 15.896 denunce di violenza domestica. I numeri relativi al 2023 non sono disponibili.
Il principale problema è quello dell’inefficacia delle denunce. Le procedure sono lente ed estenuanti, i giudici prendono spesso le parti del maschio predatore ponendo alla vittima domande umilianti e privilegiano l’unità del nucleo familiare rispetto all’incolumità della denunciante.
Non è raro che, in cambio del ritiro della denuncia, il giudice chieda al denunciato o alla sua famiglia di sottoscrivere un “impegno a non reiterare il danno”, una misura discrezionale priva di valore legale, che rimanda le sopravvissute alla violenza esattamente nel luogo e dall’uomo da cui avevano tentato di fuggire.
