I porta a porta, i comizi e le spedizioni per sostenere i candidati in difficoltà. I volantinaggi nei quartieri più a destra, le campagne virali sui social cercando di parlare ai giovani e le chiamate martellanti per andare alle urne. Fino addirittura agli appelli dei calciatori dagli Europei. Quando la Francia, dopo un mese sulle montagne russe, ha deciso di consegnare alla sinistra la vittoria delle elezioni legislative, ai militanti del Nuovo Fronte Popolare sono passati davanti agli occhi i quindici giorni di campagna elettorale più schizofrenici di sempre. “Mi viene da piangere”, la reazione incredula di una delle migliaia di militanti de la France Insoumise. “C’est ouf” (“E’ incredibile”), titola la prima pagina di Libération per una delle edizioni che già si può considerare storica. Perché la rimonta della sinistra, mentre tutto il Paese si preparava all’ondata dell’estrema destra, può essere solo definita storica. Ora però, passata la sbornia per il successo insperato, si apre una delle partite più difficili di sempre. Senza una maggioranza assoluta, chi arriva primo può provare a dettare condizioni, ma è già condannato in partenza ai compromessi. L’Assemblea nazionale divisa in tre blocchi sarà governabile? Quale primo ministro può avere i numeri sufficienti per resistere? E il fronte unito delle sinistre reggerà alla prova, che sembra inevitabile, delle coalizioni? Come ogni giorno da un mese a questa parte, sono più le domande che le risposte. La Francia si muove in un terreno inesplorato, dove per la prima volta ci si sposta in Parlamento e il potere non è più soltanto delle mani del presidente della Repubblica. Lo ha detto anche il vero sconfitto di questo turno Jordan Bardella: “Si apre una fase nuova”. Tutto da oggi può essere diverso e non mancheranno altre prime volte. E, naturalmente, le sorprese.