Chico Forti ingaggia i picchiatori mafiosi per dare una lezione a Travaglio e Lucarelli? Non sappiamo oggi cosa ci sia di vero, ma sappiamo che è senz’altro verosimile.
Verosimile perché è stata ormai pericolosamente sdoganata la insofferenza verso le voci libere, verso il giornalismo investigativo. La destra meloniana, degna erede del Berlusconi-bulgaro che ottiene l’epurazione di Biagi, Santoro e Luttazzi, continua a colpire la legittimazione stessa del giornalismo-giornalismo: ha cominciato la Colosimo, Presidente della Commissione Antimafia, portando in audizione il direttore di Domani, Fittipaldi, e domandandogli se fosse moralmente lecito pubblicare informazioni non note, ma vere e di rilevanza pubblica (nella fattispecie i compensi ricevuti da Crosetto prima di diventare ministro).
Questo argomento insidioso che scomoda la moralità stessa dell’attività giornalistica che disvela il segreto del potere, è stata ripresa ed amplificata dalla mentore della Colosimo ovvero la Presidente Meloni che ha bollato l’inchiesta di Fanpage niente meno di eversione democratica. Insomma: è dire la verità il male, non il male che si racconta dicendo la verità. La destra che diffonde insofferenza, censura Scurati, punisce la Bortone, ed occupa i media per sostituire l’informazione con la propaganda, sembra infatti del tutto indifferente alla violenza criminale che monta contro le voci libere: dov’è il governo in casi come Regeni, Paciolla, Rocchelli, Attanasio, che hanno come comun denominatore la verità cercata, denunciata, difesa?
