Che spettacolo e che peccato. Jannik Sinner e Matteo Berrettini hanno fatto spellare le mani al pubblico del centrale di Wimbledon, tra i più esigenti. Un match che poteva valere almeno una semifinale Slam. Perché no, pure una finale. Da qui il peccato: Berrettini esce di scena già al secondo turno, giocando un tennis che gli avrebbe permesso di vincere certamente contro tutti gli altri tennisti presenti in tabellone, esclusi giusto Alcaraz e Djokovic. Ma resta lo spettacolo: una prova di forza del tennis azzurro, sul campo più importante al mondo. In questo momento, nessun altro Paese ha la possibilità di schierare due tennisti di questo livello. Solo l’Italia. E, pregando che l’integrità fisica di Berrettini resti intatta, viene già da sfregarsi le mani in vista della prossima Coppa Davis.
Wimbledon, a Sinner il derby azzurro: il terzo turno è suo dopo un match bellissimo. E il tennis italiano ritrova un grande Berrettini
Per Sinner, dopo lo spavento, questa battaglia potrà avere solo benefici positivi: battere questo Berrettini sull’erba equivale a un’iniezione di fiducia totale in vista dei prossimi match. Lo stesso numero 1 al mondo ha sottolineato più volte, prima e dopo il match, che questo incontro era un’anomalia al secondo turno. Al di là della grande amicizia che lo lega a Berrettini, era consapevole delle difficoltà che avrebbe incontrato. E ora sa di essere in grado di superarle. Dopo un’inizio claudicante contro Hanfmann, ora Sinner ha testato il suo livello massimo sull’erba. E si è tirato fuori da una situazione che poteva diventare complessa. Può ancora limare qualcosa nella qualità del suo tennis, ma ha giocato i tre tie-break in maniera impeccabile. Una qualità che a Wimbledon è imprescindibile per arrivare fino in fondo. Se batti Berrettini, non puoi puntare ad altro che non sia la finale.
