Mario Bozzoli è stato ucciso e ad ucciderlo è stato il nipote Giacomo. Ne sono convinti anche i giudici della Corte di Cassazione che hanno respinto il ricorso del 40enne accusato dell’omicidio dello zio e della distruzione del suo cadavere all’interno del forno della fonderia di famiglia a Marcheno in Valtrompia. L’ergastolo con l’isolamento diurno per un anno, già deciso dalla Corte d’assise e dalla Corte d’assise d’appello di Brescia, diventa definitivo. Giacomo Bozzoli, che non ha passato nemmeno un giorno in custodia cautelare da quando otto anni e mezzo fa è stato iscritto nel registro degli indagati, ha due alternative: o attendere a casa l’esecuzione della sentenza oppure, salutate la compagna e il figlio, nato poche settimane prima dell’omicidio, presentarsi in un carcere di sua scelta e consegnarsi.
I fatti per i quali è sceso il verdetto definitivo risalgono all’8 ottobre del 2015. Attorno alle 19 e 10 di quel giovedì sera Mario Bozzoli chiama la moglie dalla fonderia, dicendole di essere in ritardo per la cena. Fu l’ultimo contatto in vita del 50enne imprenditore bresciano. Pochi minuti dopo quella chiamata il forno grande della sua azienda va in blocco, in seguito ad una vistosa fumata anomala. Attorno alle 22, preoccupata per l’assenza ingiustificata del marito, la moglie di Mario Bozzoli manda i figli in fonderia, a cercare notizie. I ragazzi trovano l’automobile e gli indumenti del padre, ma di lui nessuna traccia. Ai carabinieri, che la sentirono quella stessa sera, la moglie di Bozzoli adombra da subito sospetti sulla famiglia del cognato; agli inquirenti riferisce di rapporti tesi con i nipoti e indica una pista da seguire. Dopo cinque giorni di inutili ricerche la procura di Brescia dispone il sequestro della fonderia e lo spegnimento dei forni, che in tutte quelle ore, avevano continuato a produrre lingotti di ottone.
