Non avrei mai pensato di essere d’accordo con la ex assessora di lungo corso alle politiche scolastiche del Veneto, arci conservatrice e oscurantista, Elena Donazzan, ora parlamentare europea. Donazzan ha condannato il comportamento delle tre studentesse ribelli e chiesto una qualche forma di punizione. Condivido questa sua tesi anche se con delle argomentazioni diverse. La reazionaria Donazzan vede la scuola come una caserma dove gli studenti e le studentesse devono essere sempre dei soldatini obbedienti. Appartenendo il sottoscritto alla parrocchia opposta, mi sento invece di entrare nel merito. Le studentesse sono vittime, non tanto innocenti, dell’ideologia perniciosa del voto come unica cosa che conta del percorso scolastico.

In questa valutazione sono aiutato dal fatto che per molti anni sono stato presidente di Commissione degli esami di Stato, quelli che i giornalisti definiscono di maturità. È inevitabile che nella commissione ci siano sempre delle tensioni. Spetta al presidente tener conto dei vari elementi presenti, soprattutto psicologici, e portare l’esame verso una navigazione tranquilla senza far dimenticare che l’esame è pur sempre un esame. Evidentemente questo non è successo nel caso in questione. Quindi direi che, prima di tutto, la responsabilità del pasticcio è del presidente e dei singoli commissari che non hanno svolto un buon lavoro.