Per le vallate alpine nord occidentali fra Piemonte e Valle d’Aosta è il momento della conta dei danni. Dopo l’ondata di maltempo del pomeriggio del 29 e la notte del 30 giugno, Cogne è un paese in ginocchio, isolato dopo le esondazioni del torrente Grand Eyvia che hanno danneggiato l’unica strada di accesso. Al momento il solo modo per raggiungere il comune valdostano è con l’elicottero, a meno di non voler affrontare ore di marcia tra i colli alpini. Già domenica erano state evacuate più di 500 persone.

Ai piedi del Gran Paradiso, nessuno aveva previsto che ieri sera tutta quell’acqua si potesse scaricare in così poco tempo. Sono 130 i millimetri registrati dal pluviometro durante il nubifragio. “Abbiamo visto cartelli volare, alberi cadere. L’acqua e il fango hanno invaso tutto il parcheggio”, raccontato i testimoni. Poi auto risucchiate dalla corrente, ponticelli portati via, black-out e copertura telefonica saltata.

Il torrente Grand Eyvia, affluente della Dora Baltea, si è gonfiato a tal punto da cancellare tratti della regionale numero 47, la sola strada che collega Cogne al fondovalle. “È ancora troppo presto” per prevedere una tempistica di ripristino del collegamento stradale, ha dichiarato domenica sera ai cronisti Fabrizio Curcio, capo del Dipartimento della Protezione civile nazionale, al termine della riunione a Saint-Christophe (Aosta) per fare il punto sui danni del maltempo insieme al presidente della Regione, Renzo Testolin, e i tecnici della Protezione civile regionale. “L’evento è in corso, i corsi d’acqua – ha spiegato Curcio – sono ancora molto alti. Anche per capire la tipologia di intervento tecnico da effettuare bisogna capire il tipo di danno, l’acqua fino a dove è arrivata, qual è stata la parte più erosa. In alcuni casi abbiamo visto e ci hanno raccontato di un cambio proprio di una parte del corso d’acqua. Quindi ci sono delle analisi che necessitano dei tempi tecnici per essere più precise”.