Julian Assange è libero e il prezzo è la libertà di stampa. Assange ha ammesso di aver commesso un reato inesistente e assurdo, spionaggio giornalistico? Lo ha fatto per tornare libero e certamente non lo si può giudicare negativamente per questo. Ma il precedente creatosi, l’ammissione da parte di un giornalista di aver infranto la legge per rendere pubblici fatti realmente accaduti, è un fatto gravissimo, che potenzialmente mette a repentaglio quei pochi veri giornalisti investigativi rimasti, gente che rischia la vita tutti i giorni per la verità.

Abilissimi gli avvocati che hanno trovato la soluzione ad un problema per anni irrisolvibile, abilissimi anche i negoziatori australiani, guidati dal primo ministro Antony Albanese, che hanno capito che era arrivato il momento giusto per convincere l’amministrazione Biden a trattare, abili anche i pubblici ministeri che con questa formula hanno cucito la bocca a future fughe di notizie ‘scomode’.

Gomez contro i giornalisti che attaccano Assange: “Sono servi, delle me**e. Aspetto di incontrarli per esprimere disprezzo”

Chi esce vincitore da questa battaglia non è però l’Assange di Wikileaks ma Julian Assange l’uomo, intrappolato per anni in una rete internazionale tessuta dalle grandi potenze occidentali. Vincitori sono anche tutti coloro che vogliono mettere il bavaglio alla stampa vera, quella che ci racconta la verità. E perdenti siamo tutti noi perché l’ammissione di reato di Assange ci allontana ancora di più dalla realtà e ci avvicina a quel mondo di illusioni che i politici abilmente ci costruiscono intorno.