di Matteo Pagliuso

Atto primo, 2017: Il delfino del presidente Hollande, Macron, entra in campagna elettorale per diventare Presidente della Repubblica Francese. Il delfino arriva al secondo turno ritrovandosi di fronte a Marine Le Pen, presidente del Rassemblement National, partito di estrema destra. Il “fronte repubblicano”, tradizione francese che consiste a votare contre l’estrema destra, si fa. La sera del 7 maggio, il delfino è ufficialmente incoronato Re. Davanti al Louvre il Re pronuncia un discorso in cui promette di fare “barrage aux extrêmes”, di impedire agli estremi di arrivare al potere.

Atto due, 2022: Il Re, dopo cinque anni di rottamazione sociale e di liberalismo, viene obbligato di affrontare una nuova elezione. Il suo mandato è finito ma lui si ricandida alla presidenza della Repubblica. Il Re, questa volta, non poteva mandare i manganelli e i Flash-Ball a reprimere i contestatori, come con il movimento dei Gilets jaune, ma non ha pensato che il dibattito fosse per lui, è un Re, è un Re non dibatte ma si esprime. Perciò il Re si chiude nel suo palazzo e rifiuterà ogni dibattito. Riesce comunque a passare il primo turno dell’elezione presidenziale e si ritrova di nuovo di fronte a Le Pen. Il Re chiama di nuovo, a tre giorni dal secondo turno, a impedire agli estremi di arrivare al potere, e viene riconfermato, la poltrona rimane sua. Nonostante tutto, il Re ha avuto meno voti che alla sua prima elezione.