Dal 18 aprile, oltre duemila studenti, ricercatori e professori universitari sono stati arrestati a causa delle proteste nei campus universitari di tutti gli Stati Uniti d’America. Nonostante una feroce repressione da parte degli organi di governo delle università e della polizia, la mobilitazione di solidarietà a Gaza si è allargata. Gli studenti che protestano contro il genocidio di Israele non lo fanno in modo generico, ma chiedono alle loro università di rivelare le finalità e le fonti finanziarie della ricerca. E di cessare ogni legame finanziario non soltanto con Israele, ma con l’industria bellica. La consapevolezza di questa richiesta è una novità.
Gli studenti sono stati minacciati di arresto, sospensione e persino espulsione per la loro partecipazione alle proteste. Il 30 aprile, la polizia in tenuta antisommossa ha spazzato via gli accampamenti presso il Columbia and City College di New York, arrestando quasi trecento studenti. Violenti attacchi della polizia contro manifestanti del tutto pacifici sono diventati virali sui social media, come le immagini strazianti del sangue sulle pareti dell’Emerson College di Boston e la polizia che ammanetta un manifestante bloccato a terra presso la Emory University di Atlanta. Questa violenza, invece, non è una novità.
