Il percorso segnato da Draghi sulla competitività europea fallirà. Il lato positivo è che forse, finalmente, potremo prendere atto della crisi della globalizzazione.

Ricordiamoci che l’infrastruttura politica europea è nata con la promessa che una maggiore integrazione dei mercati e con certe regole di bilancio l’Europa avrebbe potuto garantire ai suoi cittadini il benessere sociale. Come sappiamo però questa “idea” di Unione europea ha miseramente fallito nel 2009 con l’arrivo della grande crisi finanziaria, ragione per cui la leadership europea è stata costretta a realizzare in fretta e furia un radicale cambio di paradigma: dalla crescita comune alla crisi comune. L’austerità viene presentata – o meglio imposta – come la cura ai mali dell’economia e della finanza, omettendo di evidenziare che tali fallimenti sono stati causati da quell’architettura iniziale della “crescita comune”.

Anziché far gravare il peso dei danni ai protagonisti della crisi modificando in modo strutturale le regole del mercato globalizzato, si è deciso di far pagare un prezzo molto salato a pensionati e lavoratori, e più in generale ai comuni cittadini che hanno visto ridurre drasticamente i servizi sociali, dalla scuola alla sanità per intenderci.