La portata globale di quanto sta avvenendo in Palestina e dintorni è stata ben colta da Naomi Klein in un suo recente intervento pubblicato da Internazionale di questa settimana: la paura di perdere i propri privilegi spinge “i nostri governanti a raggiungere la loro unità senza precedenti per affermare l’essenza del loro sistema di valori: e cioè che la ragione è sempre dalla parte del più forte”.

Non è certamente un caso che la dominazione brutale e crudele di Israele sui palestinesi, che dura ininterrottamente da quasi ottanta anni, costituisca l’ultimo episodio del colonialismo occidentale che ha inflitto danni tremendi a tutta l’umanità per oltre due secoli. Se l’Occidente perdesse anche quest’ultimo avamposto e se i palestinesi dovessero godere gli stessi diritti alla vita e alla sicurezza degli israeliani, si tratterebbe davvero di uno smacco indigeribile per le grette e avide classi dominanti del capitalismo occidentale. Ecco perché nessun governante statunitense o europeo alza un dito per porre fine al genocidio in atto e perché continua a rifornire lo Stato genocida fondato sull’apartheid di armi micidiali indirizzate prioritariamente alla soppressione di donne e bambini, alla distruzione di ospedali, scuole, luoghi di culto, abitazioni civili, in una parola allo sterminio di un popolo, o di una sua parte consistente, in quanto tale.