Solo un liberista, o un commentatore dei grandi giornali e delle TV mainstream, oppure un vero e proprio cretino, potevano credere che riducendo i diritti e le garanzie sociali, aumentando le spese militari e praticando l’austerità di bilancio, la povertà non sarebbe aumentata.
Come invece è ovvio, il rapporto Istat sulla povertà ci dice che essa è in aumento e che ancora di più cresce tra chi ha un posto di lavoro. Oggi in Italia ci sono 5,7 milioni di persone in povertà assoluta, cioè che non hanno di che mangiare e di che vivere dignitosamente. Ci sono poi altri milioni di persone che pur lavorando, non riescono a guadagnare un salario sufficiente per poter uscire dalla povertà.
È bene ricordare che, secondo i calcoli Istat, una famiglia di due persone che abbia a disposizione meno di 1150 euro al mese non è in grado di sopperire a tutte le esigenze fondamentali della vita. Ebbene ci sono milioni di lavoratori che prendono un salario inferiore agli 850 euro mensili e spesso quello stipendio è l’unico che entra in famiglia.
Nello stesso tempo i profitti delle banche sono cresciuti dell’80%, così come la ricchezza dei più ricchi è aumentata di percentuali a due cifre. Insomma un colossale fiume di danaro si riversa dal basso verso l’alto, sono proprio i soldi dei poveri che fanno i ricchi più ricchi, ma questa semplice verità viene considerata dal governo, e dal mondo politico economico liberista, come una posizione ideologica.






